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Cos’è la mindfulness e come si pratica davvero? Il passo essenziale che molti saltano

📅 30 Agosto 2026✍️ di Renato Gaddoni⏱️ 4 min di lettura

Quella mattina, in ufficio, mentre stavo guardando la terza email urgente in cinque minuti, ho sentito il cuore accelerare senza motivo. Non era un’emergenza reale, eppure il mio corpo reagiva come se stessi scappando da un leone. È stato il segnale che qualcosa doveva cambiare. Dieci anni fa non sapevo nemmeno cosa significasse la parola mindfulness, e ancora meno sapevo che quella pratica mi avrebbe salvato la vita. Oggi, dopo migliaia di ore dedicate a meditazione, cucina consapevole e insegnamento, posso dirvi con certezza che c’è un passo essenziale che la maggior parte delle persone salta quando si avvicina a questo mondo.

La mindfulness viene spesso presentata come una pratica mistica, complicata, riservata a chi ha tempo o predisposizione. Negli ultimi dieci anni, mentre tenevo laboratori di cucina per adulti e bambini, ho visto molte persone avvicinarsi a questa disciplina con l’idea di dover sedere in silenzio per ore, svuotare la mente completamente o raggiungere chissà quale stato di illuminazione. La realtà è molto più semplice, ma anche molto più profonda di quanto immaginiamo.

Cosa significa veramente fare mindfulness

La mindfulness non è meditazione trascendentale né tecnica di rilassamento. È qualcosa di molto più concreto: è l’arte di essere presenti a ciò che stai facendo, proprio adesso, senza giudizio. Quando mangio una mela in mindfulness, non la sto semplicemente inghiottendo mentre penso al lavoro. Sto veramente assaporandola: sento la texture della buccia tra i denti, noto come il sapore cambia dal dolce iniziale a una sfumatura più acida verso il centro, avverto la freschezza che scende fino al petto.

Il fondatore del programma MBSR, Jon Kabat-Zinn, ha definito la mindfulness come “l’attenzione consapevole rivolta intenzionalmente al momento presente, senza giudizio”. Non è una cosa mistica. È una competenza umana naturale che abbiamo tutti, ma che abbiamo dimenticato di usare. Pensate al bambino che guarda una formica muoversi sul terreno: è completamente assorbito, senza pensare al passato o al futuro. Quello è mindfulness istintiva.

Nel mio laboratorio di cucina, insegno questa consapevolezza attraverso il cibo. Quando le persone iniziano a tagliare un cipolla in modo consapevole, quando ascoltano il suono del coltello sulla tavola di legno e osservano come l’odore acuto si diffonde nello spazio, stanno praticando mindfulness senza saperlo. E qui inizia a crearsi il vero cambiamento.

Il passo essenziale che molti saltano

Dopo dieci anni di insegnamento e pratica quotidiana, ho identificato l’elemento critico che determina se una persona svilupperà veramente una pratica significativa di mindfulness o se la abbandonerà dopo poche settimane. Questo passo non ha niente a che fare con la disciplina, il tempo libero o il talento meditativo. Ha tutto a che fare con il corpo.

La maggior parte delle persone, quando inizia un percorso di consapevolezza, rimane intrappolata nella testa. Provano a meditare seduti, provano a svuotare la mente, provano a raggiungere uno stato mentale elevato. Ma il corpo rimane teso, la respirazione rimane superficiale, la pancia rimane contratta dalle tensioni accumulate nel corso della giornata. È come provare a guidare un’auto con il freno a mano tirato.

Il passo essenziale è questo: prima di qualsiasi pratica meditativa, devi ritornare nel tuo corpo. Non concettualmente, ma fisicamente. Devi sentire le piante dei piedi sul suolo, la schiena contro la sedia, il movimento naturale del respiro. Devi ascoltare il tuo corpo come faresti con una persona cara che ti sta raccontando una storia importante. Solo quando il corpo è presente, la mente può seguire.

Nei miei laboratori noto che quando le persone cominciano a cucinare con il corpo – cioè usando consapevolmente i cinque sensi, muovendosi lentamente, prestando attenzione al respiro mentre mescolano – tutto cambia. Non è magia. È neuro-biologia. Il corpo è il veicolo attraverso cui la mente entra nel presente. Senza il corpo come ancoraggio, la mente rimane dispersa nei pensieri.

Come iniziare davvero a praticare

Dimenticatevi la meditazione silenziosa per ora. Se il vostro corpo non sa cos’è la consapevolezza, sedersi immobili non vi insegnerà nulla. Iniziate con qualcosa che fate già: mangiare, camminare, lavare i piatti. Sceglietene una attività.

Quando mangiate, non multitasking. Mettete il telefono in un’altra stanza. Fate tre respiri profondi prima di iniziare. Poi mangiate un boccone e masticate lentamente, contando fino a venti. Provate a notare il sapore, la texture, la temperatura. Se la mente vaga – e lo farà – ricordatele dolcemente che siete qui a mangiare. È tutto.

Questa pratica, che ripeto dalle tre alle cinque volte al giorno quando mangio con consapevolezza, è il ponte tra la mente distratta e il corpo presente. Dopo due settimane di pratica quotidiana, accade qualcosa: il corpo inizia a ricordare come stare presente. Una volta che il corpo lo sa, puoi sedere in meditazione e la mente seguirà naturalmente.

La consapevolezza non è uno stato da raggiungere. È uno stato che recuperiamo. Lo possediamo già, sepolto sotto strati di abitudine, stress e velocità. E il corpo è il custode di questo ricordo. Quando torno a casa dopo una giornata frenetica, mi siedo a mangiare lentamente. Noto come il cibo mi guarisce prima ancora di essere digerito, come l’atto stesso della consapevolezza riduce la mia frequenza cardiaca, come la mia mente si tranquillizza naturalmente. Questo è quello che succede quando finalmente permetti al corpo di essere la guida. Non è meditazione complicata. È semplicemente vivere.

Renato Gaddoni

Renato ha cambiato stile di vita dopo un episodio di stress lavorativo, scoprendo quanto le scelte alimentari influenzino il benessere. Da dieci anni tiene laboratori di cucina per adulti e bambini, raccontando la propria esperienza e promuovendo la prevenzione attraverso la tavola.

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